SAN VALERIO PROTOMARTIRE D’AFRICA 

Nei martirologi, libri contenenti le vite e gli atti dei martiri cristiani, la Chiesa ricorda diversi santi di nome Valerio. Le reliquie conservate nell’omonimo oratorio di Albiate appartengono a un Valerio martirizzato in Africa con san Rufino, all’epoca delle grandi persecuzioni anticristiane (III-IV secolo d.C.), e il cui onomastico è posto, con quello del compagno, al 16 novembre (1)

Negli anni Sessanta del XVII secolo a monsignor Carlo Francesco Airoldi, vescovo di Edessa e nunzio pontificio presso alcuni dei maggiori potentati dell’epoca (tra i quali il Granduca di Toscana e la Repubblica di Venezia) (2) vengono donati dalla Santa Sede, quale segno di distinzione per il suo operato e il suo grado, l’intero corpo di Valerio e diverse reliquie di altri martiri.

Era l’epoca in cui le catacombe romane erano state appena scoperte, e le reliquie dei martiri che vi erano sepolte, fatte oggetto di particolare devozione, erano talmente ricercate da indurre a profanarne le tombe per rubarle, tanto che i pontefici comminarono la scomunica a tutti coloro i quali s’impossessassero dei resti dei martiri senza autorizzazione.
Gli stessi pontefici, però, potevano far dono di reliquie ai prelati benemeriti della Curia, o ai nunzi, o ai laici che si fossero particolarmente distinti nel servizio della Santa Sede. Maggiore era la dimensione della reliquia, maggiore erano l’importanza del dono e, di conseguenza, del donatario (3).

Per accogliere degnamente l’omaggio fatto a lui personalmente e alla sua famiglia, l’Airoldi fece restaurare e ampliare l’oratorio dedicato alla Vergine Immacolata annesso alla proprietà di famiglia ad Albiate (oggi in provincia di Monza), sito dirimpetto all’ingresso della villa residenziale, e lo fece intitolare proprio a San Valerio.

Il documento di donazione dell’importante reliquia – non a tutti si donava un intero corpo! – non è stato ancora rintracciato nell’archivio Airoldi conservato presso Villa San Valerio: può anche darsi sia andato perduto, visto lo stato di precaria conservazione in cui versa l’atto di donazione delle reliquie di altri santi tuttora esposte nell’oratorio (4).


(1) Vedi P.P. Bosca, Martyrologium Mediolanense, Milano, 1695, ad datam. Notizie in breve si possono poi rintracciare sul sito http://www.santiebeati.it

(2) Carlo Francesco Airoldi nacque a Milano nel 1637; fu nunzio apostolico (ossia ambasciatore pontificio) in Fiandra e a Firenze, e nel 1675 fu nominato presso la Repubblica di Venezia. Morì a Milano il 7 aprile 1683 a 46 anni, e fu sepolto in Duomo ai piedi dell’altare della cappella di San Giovanni Buono o di San Michele (dirimpetto a quella della Madonna dell’Albero), ove i suoi resti tuttora si trovano.

(3) Vedi per un riassunto G. Sala, Albiate dal dopoguerra all’inizio del nuovo millennio, edizione a cura di A. Zelioli, Pessano (MI), 2003 [fuori commercio].

(4) Albiate, Villa San Valerio, Airoldi conti di Lecco, Archivio di Casa, Archivio di monsignor Carlo Francesco Airoldi arcivescovo di Edessa, busta 139, fascicolo 248.

Testo a cura di Eleonora Sàita.

 

Il sigillo posto sul retro della teca
Lo stemma Airoldi

Sul retro della teca in legno e cristallo contenente il corpo di San Valerio sono ben visibili i sigilli in cera lacca con lo stemma del prelato che li appose per garantirne l’autenticità. 
Secondo l’araldica attuale potrebbe trattarsi di un protonotaro apostolico, di un prelato d’onore o di un cappellano di Sua Santità. Allo stato attuale è molto difficile individuare con certezza la famiglia di riferimento perché gli stemmi ecclesiali sono spesso stemmi personali e non familiari.

Nota a cura di Open Care – Servizi per l’Arte.

Teca-reliquiario e corpo di San Valerio

Altare ligneo della Chiesa di San Valerio

Coppia di reliquari in legno